RICORDANDO AMATRICE

Intervista al geologo Franco Ortolani, studiò il sisma del 1980 in Irpinia

Intervista ad Ortolani che studiò il sisma del 1980 in Irpinia
I geologi non vengono quasi mai ascoltati, e si continua a costruire grosse centrali in delle zone definite altamente sismiche

“Queste parole verranno dimenticate tra una settimana. Ma quando i geologi lanciano gli allarmi nessuno li sente.” A parlare è Franco Ortolani, Geologo di fama nazionale ed internazionale, ordinario di geologia alla Federico II di Napoli, studioso del sisma del 1980 che distrusse l’Irpinia e la Basilicata. Il docente, attualmente a riposo dopo 40 e passi anni a studiare il sottosuolo, punta il dito sugli eventi passati che a quanto pare non hanno insegnato nulla.
Professore un altro sisma che devasta l’Italia. Si purtroppo. Noi abbiamo avuto il terremoto dell’ottanta che ci ha insegnato tanto. Ma a quanto pare si sono presi pochi provvedimenti. Noi non abbiamo fatto grande tesoro degli eventi precedenti. Tutta la ricostruzione nell’area epicentrale del 1980 cioè l’Irpinia e la Basilicata, è stata fatta con una categoria inferiore. In pratica si è costruito con meno sicurezza. Poi, nel 2002, dopo la disgrazia di San Giuliano di Puglia, fu riclassificata la massima categoria.
Cosa si dovrebbe fare? Uno dei punti deboli sono le costruzione antiche. Cioè i centri storici. Rivedere le strutture e renderle antisismiche. Ma in Italia le cose sono facile a dirsi, difficile a farsi.
E vero che si costruisce bene dopo un evento grave? La storia dell’Irpinia ci insegna che hanno costruito in seconda categoria. Invece che in prima. Praticamente costruire con meno sicurezza. Poi se ne sono accorti dopo.
Cosa si può fare per evitare le tragedie? Attualmente pensiamo alla legge del giorno dopo e non quella del giorno prima. Quindi ci sarebbe solo una limitata prevenzione. Bisognerebbe consolidare le strutture esistenti rispettando la massima categoria sismica, e non quelle inferiori. Perché il terremoto è una cosa seria.
Poi, secondo Ortolani, in Italia i geologi non vengono quasi mai ascoltati quando lanciano gli allarmi. Non solo. Ma si continua a costruire grosse centrali in delle zone definite altamente sismiche incuranti delle regole della natura. Il terremoto che ha colpito la provincia di Rieti, ovviamente pone seriamente l’accento su chi dovrà effettuare la ricostruzione. “Speriamo che non ci siano sciacalli come all’Aquila” si raccomanda il docente, sperando che questa ennesima lezione incoraggi la politica ad attuare le norme sull’adeguamento degli edifici pubblici.

F.C.

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